Centro dei lavori del convegno organizzato da Obiettivo Italia di ieri la previdenza e i servizi per i Millennials. Il presidente dell’Inps Tito Boeri è intervenuto a pieno titolo sull’argomento non risparmiando fendenti.

È passato subito all’attacco l’economista: “Non mi sembra che al tavolo tra governo e sindacati sulle pensioni si stia parlando tanto di giovani e se lo fanno il discorso non va nella loro direzione: prima hanno fatto la quattordicesima, aumentando il fardello del debito sulle generazioni future e ora si parla di minimi pensionistici per i giovani. Ma chi paga?”.

Per Boeri meglio stimolare l’occupazione con “interventi strutturali come la fiscalizzazione dei contributi sociali”.

E poi si è schierato decisamente contro la pensione minima per i giovani: “Non va nella loro direzione”.

Ha preso appunti durante gli interventi dei partecipanti senza mai interrompere, ma poi inserendosi concretamente e con un linguaggio asciutto e semplice ha raccolto il favore del pubblico giovane presente nella sala.

Ha dichiarato il presidente dell’Inps: “I politici possono spostare le decisioni in un senso o in un altro. La disoccupazione per i Millennials dal 2010 in poi è aumentata del 50%, il salario si è ridotto del 20%, per chi ha meno di 35 anni anche gli ultimi dati dicono che c’è una riduzione di occupazione”.

Per poi proseguire: “Abbiamo oggi circa un milione di disoccupati tra gli under 35 e circa un quarto sono laureati e questo dà l’idea dello spreco di capitale umano. Circa 100mila giovani all’anno lasciano l’Italia, c’è pessimismo. Questo è il problema del nostro Paese”.

Ma quale soluzioni? “La domanda di lavoro cresce molto con gli incentivi fiscali, questo è qualcosa da cui partire”. “Offrire un lavoro il più possibile vicino alle competenze è fondamentale”, ha risposto Boeri.

“Per una fiscalizzazione degli oneri sociali si può intervenire sulle pensioni sopra i 5mila euro, noi lo abbiamo proposto ai politici, ma nessuno è venuto da noi”.

“Queste persone hanno già 37 anni, non c’è un attimo da perdere”, ha concluso. Riguardo all’articolo 18, Boeri ha voluto chiarire che era una “barriera”, per le imprese quasi un elemento “dissuasore” alle assunzioni. Da quando è stato abolito con il Jobs Act e con l’introduzione del contratto a tutele crescenti ci sono invece state tre milioni di stabilizzazioni. Lo ha sottolineato specificando che sono dati ancora allo studio, ma che già offrono una tendenza. Il presidente dell’Inps ha aggiunto che “dalle prime cifre disponibili, dal 2015 abbiamo avuto molte più assunzioni a tempo indeterminato con contratti che durano di più nel tempo rispetto a quelli protetti. I contratti a tutele crescenti hanno inoltre incentivato anche la formazione dei lavoratori, che è la vera garanzia contro eventuali licenziamenti, visto che i datori di lavoro spendono per preparare i lavoratori. Guai però a cambiare continuamente le regole”.

 

Articolo pubblicato da Intelligonews.

 

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