Emergenza rifiuti, scioperi dei trasporti paralizzanti, provvedimenti che non si vedono.

Queste possono essere, se si volesse mettere su carta una sintesi del momento che vive la città di Roma, gli elementi da cui partire per descriverne i tratti.

La Capitale è avvolta da un immobilismo a tratti incredibile, a cui i cittadini poco possono opporre, se non una protesta dagli effetti pressoché nulli.

La giunta Raggi continua, al palesarsi di ogni emergenza o problematica che riguarda la città, a dire che tutti i problemi di Roma derivano dalle gestioni precedenti (il che in parte è vero, ma relativamente all’incancrenirsi degli stessi) e che si sta lavorando per risolverle; ma abitando la città ed osservandone le dinamiche giorno dopo giorno, qualche dubbio su come si stia tentando di gestire le tante emergenze che gravano su Roma c’è.

Ormai si va a larghi passi verso l’anno dall’insediamento della sindaco Raggi in Campidoglio ma la ventata di novità e di operatività che era stata promessa ancora non si vede.

L’ultima emergenza (che dal Campidoglio si dice non essere tale), quella relativa ai rifiuti, mostra come le enormi difficoltà nel governare la città (questo va detto per dovere di correttezza) non si possano risolvere senza un ricorso netto e deciso all’operatività e a piani ben strutturati.

La questione rifiuti, questo è ben noto, è da decenni un nodo dolente di Roma, che a fatica nel tempo ne ha attenuato le criticità. Ma questo non toglie che il tema rifiuti va affrontato e che l’emergenza che oggi attanaglia alcuni quadranti della città, vada affrontata: qui, come in altri frangenti, occorre che la giunta 5stelle faccia ciò per cui è stata chiamata a sedere in Campidoglio, risolvere i problemi della città.

Che certo, come nessuno si nasconde, sono molti e complessi: e a maggior ragione si doveva esser pronti dall’inizio a mettere in campo iniziative risolutive. Perchè amministrare una realtà come Roma è anche questo. Se non solo questo.

 

Articolo di Stefano Ursi

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