La sconfitta di Marine Le Pen alle presidenziali francesi ha rianimato il fronte anti-Salvini nel Carroccio.

Domenica 14 maggio si terranno le primarie della Lega Nord cui farà seguito il Congresso federale il 21 maggio: a sfidare Matteo Salvini alla segreteria federale ci sarà Gianni Fava assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia che sarà sostenuto dalla “vecchia guardia” con in testa Umberto Bossi e Roberto Maroni.

Proprio il Governatore lombardo nel programma Carta Bianca di BiancaBerlinguer su Raitre ha criticato la scelta lepenista del Carroccio mettendo in discussione l’asse Salvini – Meloni e sostenendo l’esigenza di recuperare il rapporto con Forza Italia e con Silvio Berlusconi. Maroni ha poi criticato anche il progetto sovranista di Matteo.

“Io ho sempre considerato l’alleanza con Le Pen tattica e non strategica – ha detto Maroni in un’intervista al Corriere della Sera – lei ha un progetto diverso da quello della Lega, vuole tornare agli stati nazionali. Noi siamo per l’Europa delle Regioni. Anche Le Pen ha detto che bisogna rifondare il Front national. Se lo dice lei, significa che ammette la sconfitta e si rende conto che esistono degli spazi elettorali che il Front national non è in grado di occupare. E questa è una riflessione che dobbiamo fare anche noi”.

Il capogruppo del Carroccio al Senato Gian Marco Centinaio replica: “La Lega di Salvini vuole stare nel centrodestra, ma non vuole andare al traino di Forza Italia come avveniva ai tempi di Bossi e di Maroni. Vogliamo una Lega attiva e protagonista non subalterna a nessuno. Se poi Maroni sogna una Lega di governo allora non capisco per quale motivo non debba sostenere Salvini”.

Il segretario non dovrebbe avere rivali e vincere la sfida congressuale. Poi cosa accadrà? Riuscirà a tenere unite le due anime, quella di governo incarnata da Maroni e quella sovranista che sembra deciso a portare avanti?

Intanto Flavio Tosi osserva dall’esterno. Lui che ha abbandonato la Lega alle prime prove di lepenismo. Ma forse il più interessato da questo punto di vista è Silvio Berlusconi. Perché alla fine spaccare i partiti alleati è ciò che gli è sempre riuscito meglio, dalla Lega del 1994 ad Alleanza Nazionale, per finire con Alternativa Popolare e il recupero dei vari Schifani, Mauro e company.

E le prime prove tecniche di scissione in casa leghista sembrano già in corso. L’assedio berlusconiano a Via Bellerio dunque non si ferma.

 

Articolo di Americo Mascarucci

#Salvini #Primarie #Lega