Ebola torna a fare paura nella Repubblica Democratica del Congo.

Finora, si legge sui media internazionali. Subito è scattata la ricerca del cosiddetto ‘paziente zero’, cioè colui da cui è partito il contagio: sarebbe un uomo di 45 anni, che manifestava i sintomi il 22 aprile scorso ed è poi morto mentre si trovava nella provincia di Likati, nel nord.
Ad avvalorare la tesi che sia lui il ‘paziente zero’ c’è la circostanza che anche il tassista che l’ha portato in ospedale e un membro del personale sanitario che lo ha soccorso si sono ammalati e sono morti.

I team Oms, Onu e di altre istituzioni hanno messo a punto e aperto un centro di trattamento per Ebola e un laboratorio mobile proprio nella provincia di Likati dove si teme possa essere presente un vero e proprio focolaio.

Così Ernest Dabire, coordinatore Oms nella zona ad alto rischio: “Stiamo investigando su 17 altri casi sospetti e stimiamo che 125 persone abbiano avuto contatti a rischio con i pazienti confermati”.
L’attenzione è altissima, soprattutto se si pensa che dall’inizio dell’ultima epidemia al 27 Marzo 2016 si sono registrati 28.646 casi sospetti, probabili e/o confermati e 11.323 decessi, in dieci Paesi.
Likati, peraltro, è una zona impervia, difficile da raggiungere e con forti problematiche legate ai ribelli e ai rifugiati provenienti dalla Repubblica Centrafricana.

Le analisi hanno confermato che il virus coinvolto è del ceppo ‘Zaire’, il più letale e lo stesso dell’epidemia del 2014 che ha colpito Guinea, Sierra Leone e Liberia, di cui sopra si sono elencate le cifre.

Ora occorre capire se le organizzazioni sanitarie mondiali riusciranno ad intervenire in tempo e a bloccare, qualora sia confermata, una nuova ondata della malattia, che già solo a nominarla incute terrore. Sono già disponibili, si legge sui media internazionali, 300mila dosi del vaccino testato con successo nell’ultima epidemia: speranza per un continente già martoriato.
Articolo di Stefano Ursi
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