Cari Amici,
un benvenuto a tutti voi, grazie per essere qui stasera e grazie soprattutto a Giorgio Gori e a Pietro Bussolati, che ci onorano con la loro presenza.

Oltre al piacere di passare una serata insieme, questa sera vogliamo parlare della Lombardia e del suo futuro.

La Lombardia, lo sappiamo tutti, è da sempre il motore trainante del Paese.

Grazie alla laboriosità , alla serietà ed al quotidiano impegno dei suoi cittadini, la nostra Regione si è sempre distinta in tutti i settori, dall’economia alla cultura, dalle infrastrutture alla sanità, dall’ istruzione alla formazione.

Ma negli ultimi anni si sono manifestati  segni di regressione che non possono non preoccuparci.

Il 27 febbraio del 2017 la Commissione Europea ha pubblicato la terza edizione dell’Indice Regionale di Competitività; 263  regioni europee sono state analizzate e classificate su come e quanto siano in grado di offrire  un ambiente attraente e sostenibile alle aziende e ai cittadini che vi vivono e lavorano.

La competitività regionale è definita sulla base dell’ analisi di  11 parametri,  che sono :  1) istituzioni; 2) stabilità macroeconomica; 3) infrastrutture; 4) salute; 5) istruzione di base: 6) istruzione superiore, formazione e apprendimento permanente; 7) efficienza del mercato del lavoro; 8) dimensioni del mercato.  9) maturità tecnologica; 10) sofisticazione delle imprese; 11) innovazione.

Nel 2016 la Lombardia si è classificata al 143esima, rispetto alla 128esima posizione del  2013; 15 posizioni in meno, una posizionamento a metà classifica che non si addice alla nostra Regione. Ed in questa caduta, il Governo regionale ha sicuramente fatto la sua parte.

Ve lo ricordate il programma di Bobo Maroni del 2013 ? Se lo avete dimenticato, eccolo qua, stampato dal suo sito  www.lombardiaintesta.com.

Un programma che metteva in primo piano una bufala clamorosa: “Trattenere almeno il 75% delle tasse in Lombardia significa avere 16 miliardi in più all’anno, 50 milioni al giorno”.

Una bufala nella quale il Governatore credeva fermamente, visto che un anno dopo il suo insediamento, il 17 marzo 2014, nel corso di una conferenza stampa al Pirellone M dichiarava con convinzione: “trattenere il 75% delle tasse è un obiettivo su cui non demordo.

Come facilmente prevedibile, nulla di ciò e’ stato realizzato. E oltre a questa, tante altre sono state le promesse non mantenute del programma di Maroni.

Che dire del promesso azzeramento dell’Irap, che  mai  la Regione Lombardia avrebbe potuto azzerare?

La riduzione dell’Irap è’ stata fatta, ma dal Governo Renzi, che ha reso deducibile  il costo del lavoro per contratti a tempo indeterminato dalla base imponibile Irap.

E che dire, poi, delle promesse non mantenute circa la moratoria di tre anni per le imprese da adempimenti normativi o burocratici, la fiscalità di vantaggio per contrastare la delocalizzazione, la no tax area per le imprese sotto i 35 per 3 anni….

Potrei continuare per una buona mezz’ora, ma non voglio perdere ulteriore tempo per parlare dei fallimenti dell’Amministrazione Maroni, voglio guardare avanti.

A differenza di chi ci sta governando, noi vogliamo  fare proposte  precise, realistiche, credibili, dotate di copertura finanziaria; vogliano dare risposte alle istanze sacrosante che vengono dalla società lombarda, che andremo a sentire in tutti i capoluoghi di provincia. Stasera siamo qui stasera per offrire a Giorgio Gori tutto il nostro sostegno, la nostra collaborazione, il nostro impegno per far si che la Lombardia torni ad occupare il posto che merita, altro che metà classifica!

Vogliamo parlare della sanità in Lombardia, dove i posti letti calano, il personale sanitario diminuisce, le liste di attesa si allungano, ed i malati cronici sono destinati al miglior offerente

Vogliamo parlare dell’innovazione delle aziende, che deve essere spinta, sostenuta e promossa, se vogliamo recuperare la competitività del nostro tessuto industriale e aumentare i posti di lavoro

Vogliamo parlare delle nostre periferie, che vanno rigenerate e recuperate, non solo dal punto di vista architettonico, ma anche e soprattutto sociale.

In ognuna delle 12 province lombarde ci sono problemi peculiari e specifici che richiedono a volute soluzioni unitarie, a volte differenziate.

Occorre un forte capacità di essere presenti sul territorio, di dialogare con tutti. A mo’ di esperimento, ho iniziato con un gruppo di amici un percorso di ascolto e condivisione, chiedendo ai cittadini delle diverse province lombarde quali siano secondo loro le priorità del territorio.

A Pavia, c’è chi s’interroga su come evitare lo scollamento che c’è tra le ottime università della città e le poche aziende a più alto valore aggiunto, una mancata sinergia che non consente alla città di diventare un vero centro di eccellenza e di attrazione dei cervelli.

A Bergamo – ma qui sia il sindaco che l’ amico Alberto Bombassei ne sanno più di me – si attende il collegamento della Pedemontana con l’autostrada.

A Varese c’è da lavorare sulla valorizzazione di Malpensa, che può diventare un hub importante per le sempre più interessanti rotte extraeuropee.

A Brescia lamentano i ritardi infrastrutturali della rete ferroviaria, così come evidenziano che a un eccesso di decentramento nelle comunità montane, si accompagni un ridotto decentramento nelle zone periferiche del lago, della Franciacorta e della Bassa.

Anche qui, la campagna d’ascolto è ancora agli inizi, ma il coinvolgimento spontaneo della società civile, dei corpi intermedi e delle comunità locali sarà via via cruciale.

La strada da fare e’ lunga ed impegnativa, propongo all’amico Giorgio Gori di percorrerla insieme.

 

On. Gianfranco Librandi

#GiorgioGori #Lombardia #Librandi