C’è qualcosa di strano, in questa Italia a due facce.

Una faccia è quella dei pompieri che estraggono vivo un bimbo di sette mesi dalle macerie del crollo di Ischia. Un terremoto che ha lasciato 2600 sfollati e vari morti.

Un terremoto che ha già fatto iniziare il solito balletto e rimpallo di responsabilità un po’ su tutto.

Dalle case costruite con cemento impoverito all’abusivismo, all’incredibile vicenda dell’errore sulla magnitudo del sisma, che darà il via al solito indecente chiacchiericcio social con le bufale sui risarcimenti dello Stato legati alla magnitudo.

Insomma, c’è l’Italia eroica e quella che non ragiona.

C’è l’Italia che piange e quella che pensa di fregare gli altri, usando materiali scadenti per la costruzione delle case, salvo poi – quando crolla tutto – piangere i propri morti sotto le macerie.

E’ un’Italia che si bea del balcone vista mare, proprio a 10 metri dagli scogli, figlio di abusivismi magari degli anni ’60, sanati e condonati, ma non meno abusivi. E’ un’Italia che esiste a Nord e a Sud.

Così, mentre a Ischia si scava, a Milano sono stucchevoli le polemiche che criticano i nuovi new jersey davanti alla Galleria Vittorio Emanuele per impedire che qualche pazzo islamico arrivi a tutta velocità e falci la gente nel Salotto di Milano come è stato fatto sulla Rambla.

Per questa sinistra da operetta l’estetica è un fattore decisivo prima della sicurezza. E non parliamo di chi, come Stefano Boeri, ha proposto interventi “strutturali” per garantire sicurezza e decoro, piantando alberi.

Ma di chi con il ditino alzato e la puzza sotto al naso, mentre a Ischia si scava e a Barcellona si piange, non ha niente di meglio di cui occuparsi.

Articolo di Fabio Massa

#Ischia #Terremoto #Milano