Quindi, riepilogando. L’occupazione torna sopra la soglia dei 23 milioni di occupati. Il livello più alto dal 2008, all’inizio della crisi economica.

Esultiamo? Macché. Ci diamo da fare per aumentare la quota? Macché.

Brunetta di Forza Italia spara ad alzo zero: “Peccato che sia l’effetto dei famigerati contratti a termine”. I contratti a termine?

Quelli che aveva inserito Marco Biagi e Roberto Maroni? Quelli che il centrodestra aveva qualificato come un effettivo miglioramento del mercato del lavoro? Quelli difesi con i denti e con le unghie? Sì, quelli.

Inutile dire che la frase di Brunetta si espone a mille critiche.

Dice l’esponente dem Gianfranco Librandi: “Brunetta dovrebbe sapere meglio di tanti altri che le diverse formule contrattuali servono a interessi ed esigenze diverse delle aziende, e che spesso i contratti a tempo si trasformano poi in indeterminati. Quella della pluralita’ di contratti era peraltro la logica della riforma Biagi del 2003, promossa e approvata dal governo Berlusconi. Hanno forse cambiato idea e vogliono tornare al vecchio articolo 18, come propone la Cgil? Come sa bene qualsiasi imprenditore, prima della riforma del Jobs Act, assumere a tempo indeterminato era piu’ complicato e rischioso, oggi e’ piu’ agevole. Fine delle discussioni, credo”.

Ecco, appunto: fine delle discussioni.

Articolo di Fabio Massa

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