Per molti anni abbiamo sentito dire che in Italia ci sono pochi laureati.

Così, in splendido stile italico, invece di garantire ai genitori la possibilità di far studiare i meritevoli, inserendo borse di studio e tutto il resto, si è deciso di abbassare l’asticella.

Quindi, invece che fare come nei paesi scandinavi, dove l’istruzione è completamente pagata, sempre che si raggiungano gli obiettivi – altrimenti bisogna rifondere lo Stato di tutte le spese – in Italia si è pensato bene di stravolgere più e più volte l’unica riforma davvero seria della scuola, che è quella di Gentile.

E il bello (anzi, il brutto), è che quando qualcuno pensa di metterci mano per cercare di rialzare l’asta e garantire qualità, laureati non in numero elevato, ma di qualità elevata, tutti sempre insorgono.

Alla fine la Statale a Milano ha dovuto registrare una impasse per il numero chiuso bocciato dal Tar. Ci sarà ricorso, ed è bagarre.

Ma quello che è successo a Firenze dimostra ancora di più quanto sia la dabbenaggine dalla parte degli atenei, che abbisognano di una cura da cavallo e anche di una spazzolata da cavallo (quella con la spazzola di ferro, per intendersi).

A Firenze gli studenti che hanno sostenuto la prova d’accesso in Biotecnologie, Scienze biologiche, Scienze farmaceutiche applicate – controllo qualità, Chimica e tecnologia farmaceutiche e Farmacia si sono trovati un test completamente sbagliato, diverso da quello previsto nel bando. Invece che 75 domande solo 50.

E con pezzi mancanti. Una roba che come conseguenza dovrebbe portare a tre effetti: licenziamento della commissione che ha approvato il test, dimissioni del rettore, rifacimento della prova a tempo di record.

Invece che cosa si fa in Italia: per rimediare all’errore tutti i partecipanti, ben 1329, sono stati ammessi. In pratica, una eccezione alla regola del numero chiuso. Altro non c’è da dire.

 

Articolo di Fabio Massa

#Università #Istruzione #NumeroChiuso