Vittoria netta ma ora il partito liberaldemocratico giapponese deve subito affrontare due questioni molto spinose: la crisi dell’economia e, soprattutto, la minaccia nucleare nordcoreana.

Questa la situazione nel Paese nipponico dopo le elezioni di domenica scorsa.

Elezioni che hanno dato ragione al primo ministro, Shinzo Abe, il quale è atteso ora a mantenere fede ai suoi impegni.

Suo primo obiettivo, come ha sottolineato subito dopo la vittoria, è la revisione dell’articolo 9 della costituzione.

Intervento reso necessario proprio per affrontare la crisi con Pyongyang.

Del resto, alla Camera Bassa, il Partito Liberal-Democratico ha ottenuto una maggioranza di oltre i due terzi (312 seggi su 465) in buona parte grazie ai toni duri usati contro Pyongyang, che per due volte dal 29 agosto scorso ha fatto volare i suoi missili balistici sopra lo spazio aereo nipponico.

Con la revisione dell’articolo 9 – nel quale il Paese dichiara di rinunciare al ricorso alla guerra e al mantenimento di un corpo di Forze Armate – il Giappone abbandonerebbe l’attitudine pacifista della propria costituzione e legittimerebbe sulla propria carta costituzionale l’esistenza delle Forze di auto-difesa.

Ma per arrivare all’approvazione degli emendamenti, ricorda l’agenzia di stampa giapponese Kyodo, non basteranno i due terzi della maggioranza nelle due ali della Dieta, Camera Bassa e Camera Alta: servirà anche la maggioranza (senza bisogno di raggiungere un quorum) in un referendum nazionale.

In questo caso la popolarità di Abe potrebbe scontrarsi con chi non vuole toccare la Costituzione.

E’ per questa ragione che, dopo lo spoglio elettorale, il primo ministro ha affermato che <è necessario battersi per formare un accordo di ampio spettro tra maggioranza e opposizione per la revisione della Costituzione. Dopodichè – ha aggiunto – puntiamo a ottenere la comprensione della popolazione, per raggiungere la maggioranza al referendum>.

L’opinione pubblica è fortemente divisa al riguardo: un sondaggio diffuso dall’emittente televisiva Nhk, mostra che solo il 32 per cento degli interpellati è a favore del cambiamento, il 21 per cento è contrario, mentre il 39% non ha ancora le idee chiare a riguardo.

Nonostante la vittoria alle elezioni, secondo un exit poll, il 51 per cento dei giapponesi non ha fiducia nella figura del primo ministro, a causa di alcuni scandali scoppiati durante la sua amministrazione.

Nella primavera scorsa, Abe aveva proposto l’aggiunta di una clausola all’articolo 9, ma le resistenze sono molte, a cominciare dal Komeito, alleato del Partito Liberal-democratico, cauto sui cambiamenti alla Costituzione.

Una revisione sarebbe incostituzionale secondo Yukio Edano, leader del Constitutinal Democratic Party, da oggi il principale partito di opposizione, nato dalla divisione del Partito Democratico.

Tra pochi giorni, Abe affronterà il tema della crisi con la Corea del Nord anche con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che sarà in Giappone all’inizio del suo viaggio asiatico. Con Trump – ha detto Abe – lavoreremo insieme per esercitare massima pressione su Pyongyang.

 

Articolo di Giuseppe Delene

 

#Abe #Giappone #Pyongyang