Dopo le esitazioni della prima ora, l’Europa ha deciso di schiersi  con fermezza a favore di Madrid e contro la fuga in avanti della Catalogna.

Pertanto, gli indipendentisti di Barcellona si trovano adesso più isolati che mai sia dalle istituzioni Ue, sia dai governi del Vecchio Continente.

Bruxelles e le altre capitali – Berlino come Parigi, Roma come Vienna – condannano senza se e senza ma il colpo di mano rappresentato dalla dichiarazione di indipendenza e fanno quadrato attorno al governo di Madrid.

Anche dalla sponda atlantica arriva una presa di distanza verso Barcellona. Il Dipartimento di Stato americano ha spedito un chiaro messaggio di sostegno al premier spagnolo Rajoy.

Quanto ai vertici Ue, sono compatti. <Per noi non cambia nulla. La Spagna resta il nostro unico interlocutore>, afferma il presidente del Consiglio europeo Tusk, che comunque invita Madrid a evitare soluzioni di forza.

Il nodo della Catalogna, già la settimana scorsa era stato tenuto fuori dai temi trattati a vertice della settimana scorsa a Bruxelles tra i capi di governo. Questo a conferma del fatto che, in Europa, la questione è vista come un affare interno spagnolo.

Il blocco europeo <non ha bisogno di altre crepe>, attacca invece il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Junker.

Quest’ultimo, nei giorni scorsi, aveva avuto parole dure <contro tutti i separatismi in Europa>.

Dalla Commissione ribadiscono inoltre di non avere alcun ruolo da giocare nella vicenda e sottolineano di <non aver mai avuto contatti> con le autorità catalane. Le quali, pertanto, appaiono sempre più delegittimate a livello internazionale e pertanto isolate.

<La dichiarazione di indipendenza è una violazione dello stato di diritto della costituzione spagnola e dello statuto dell’autonomia catalana>, accusa a sua volta il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani. <Nessuno – aggiunge – riconoscerà l’indipendenza della Catalogna>.

Parole seguite dai fatti. Poche ore dopo, al voto per l’indipendenza espresso dal parlamento di Barcellona, sono cominciate ad arrivare diverse docce fredde dalle capitali europee. In primis, Berlino, che ha fatto sapere di <non riconoscere> la decisione unilaterale.

La Critica è trasversale anche tra le due principali famiglie politiche del parlamento europeo. Il Ppe si schiera naturalmente, accanto a Rajoy.

Il vicecapogruppo, lo spagnolo Esteban Gonzalez Pons, ha parlato apertamente di colpo di stato da partedel governo di Puigdemont.

Ma le prese di distanza arrivano anche da sinistra. <Illogiche divisioni non sono la strada in avanti per la Spagna e per l’Europa. La Catalogna e l’Europa – dice il capogruppo socialista Gianni Pittella -. Chiediamo il rispetto dello stato di diritto e della legalità costituzionale>.

In controtendenza, invece, il governo locale della Scozia, guidato dagli indipendentisti dello Scottish National Party (Snp) di Nicola Sturgeon. Questi ha invitato a <rispettare e comprendere>  la posizione assunta dalle autorità catalane dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Spagna.

 

Articolo di Giuseppe Delene

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