Le nostre idee

Commenti

  • dr Ceriani
    30 dicembre 2016 Reply

    Buon giorno
    Vorrei aggiungere GIUSTIZIA SOCIALE,,e una Giustizia rapida veloce e che garantisca la certezza della pena.
    Grazie

  • RR
    4 gennaio 2017 Reply

    Credo che ” meno disuguaglianza ” voglia anche dire intrinsecamente più giustizia sociale.
    Per quel che riguarda la certezza della pena, credo che questo sia un punto di fondamentale importanza.
    Come cittadino non accetto il fatto che a fronte di una condanna, spesso anche per reati odiosi, il colpevole venga liberato .
    È’ di oggi la notizia che il pirata della strada, che ubriaco e drogato a Capodanno ha investito e ucciso una ragazza di 20 anni in Piemonte, e’ stato destinato agli arresti domiciliari .
    È’ inaccettabile, queste vicende mi fanno perdere ogni fiducia nella giustizia e nello Stato.
    E la giustificazione che le carceri sono troppo piene non sta in piedi.
    Costruiamo nuove carceri e magari pensiamo ad una forma di collaborazione con il privato.
    Potremmo fare un po’ quello che è stato fatto per la sanità’, con delle strutture penitenziarie ” accreditate ” gestite sulla base di precisi capitolati in modo efficiente ed economico da privati

  • Federico Leone
    1 febbraio 2017 Reply

    E’ importante che un nuovo movimento coinvolga persone del mondo produttivo, del mondo del lavoro.
    Questo aiuterà ad attrarre consenso.
    Solamente chi ha vissuto determinati problemi sa come proporre soluzioni alla moltitudine delle persone che in Italia attende di vedere un cambiamento radicale della classe politica.
    Questa scelta dovrebbe essere espressa a chiare lettere negli incontri pubblici di Obiettivo Italia.

  • Alberto dott. Vanzulli
    6 febbraio 2017 Reply

    I DEBITI CON BRUXELLES
    Alla EU è arrivato il momento in cui il vice presidente agli affari Valdis Dombrovskis vuole conoscere dettagliatamente gli impegni specifici del nostro Paese onde poter correggere quanto esposto per l’anno 2017. In poche parole, la EU vuol sapere, entro il primo febbraio, ultimo giorno possibile per conoscere gli impegni, il come e il quanto verrà pareggiato la perdita del 2016 ( 0,2 punti del Pil pari a 4,5 miliardi di euro ).
    Il problema maggiore sta nel fatto che il Governo Gentiloni, per il momento, non ha ancora deciso se,quando e come intervenire.
    Il tutto nasce dal fatto che, nel nostro Paese, e soprattutto nel nostro Governo, sia che il gestore sia Renzi o sia Gentiloni non sanno come intervenire ma, soprattutto, non sono in grado di stabilizzare una politica economica volta a consolidare gradualmente le finanze pubbliche e, al contempo, a rilanciare la crescita.
    Per il nostro Ministro dell’Economia, il mancato 4,5 miliardi è dovuto al fatto che nel 2016 vi è stata una recessione economiica che si è rilevata più severa di quella degli anni trenta.
    A breve,il Governo esprimerà la propria posizione rispondendo a Bruxelles delle cause rilevanti che giustificano l’andamento del debito. Purtroppo queste giustificazioni sono state argomentate già in passato, ovvero, si è sempre preso in esame la deflazione e la brutta condizione dei mercati finanziari che ha sconsigliato di procedere con le privatizzazioni.
    Si deve anche prendere visione che quanto ci chiede Bruxelles non è molto consistente( appena 0,2 punti di prodotto interno lordo pari a 3,4 miliardi di euro ).
    Avendo promesso all’ EU che dopo aver dichiarato un debito nel 2015, per il 2016 avevamo garantito un pareggio ( Governo Renzi ) ed un abbondante credito nel 2017. Purtroppo, non si è avverato nel 2016 e già preventivamente non si avverrà anche nel 2017. A questo punto diventa difficile tenere tutto in piedi salvo che l’anno in corso si chiuda con un Pil a più 0,75 punti, se ciò non accadrebbe, salterebbe la flessibilità dei prossimi anni e soprattutto l’annullamento di tutti i “ bonus “ finanziari.
    Se la nostra economia darà salienti frutti onde azzerare il Pil, il tutto si accomoderà ma, se ciò non avverrà, ed è probabile causa soprattutto non al mercato economico e finanziario ma a fattori politici ( elezioni ed altro ), il nostro Paese chiuderà l’anno, come consuetudine, in rosso.
    Il problema che crea sempre, anno per anno questo disavanzo, è dovuto soprattutto al fatto che , tra il Palazzo Chigi e il ministro dell’Economia nascono sempre nuovi e grossi problemi di tensione ma, mentre per Pier Carlo Padoan il tutto si accomoderà nell’anno in corso( 2017 ), per il presidente Gentiloni vige la vecchia tesi renziana per cui l’EU ha poco da chiederci e molto da darci.
    Alberto Dott.Vanzullu

  • Alberto dott. Vanzulli
    6 febbraio 2017 Reply

    DONAZIONE intesa come: Economia positiva.
    La generosità sta diventando in Italia una risposta diretta contro gli effetti della crisi.
    Al bisogno crescente di aiuto economico risponde un esercito di 32 milioni di persone, tante ne ha stimato il Censis che fanno donazione parte a enti e parte direttamente alle curie. Un boom che certifica una propensione all’altruismo e alla solidarietà e che dovrebbe trovare la sua cornice importante con la riforma del terzo settore. Ma se si vuole veramente dare una spinta alle pratiche filantropiche integrando l’efficienza aziendale con l’efficacia sociale e se davvero si crede al welfare allargato che da Milano si sta estendendo al resto del Paese, c’è un altro sforzo da fare e sarebbe quello di creare le condizioni per una fiscalità meno penalizzante per chi sta portando la cultura della solidarietà a diventare un importante fattore di crescita.
    Lo Stato italiano si è spesso distinto in questi anni per alcune sviste e sottovalutazioni riguardante il calcolo del 5 per mille con tetti penalizzanti e ritardi nelle assegnazioni che ne penalizzava il rilevamento del Pil, compilato come altri Paesi europei con l’inserimento di attività illecite a partire dalla droga per finire alla prostituzione.
    Davanti ad una Italia virtuosa e generosa come è stato modo di verificare con i terremotati, non altrettanto si è verificato con l’Iva sulle donazioni e la difficoltà a detassare gli investimenti nel sociale creando spesso ostacoli invece di aiuti.
    Se l’economia positiva la analizziamo con i numeri notiamo che, la diseguaglianza tra ricchi e poveri nel nostro Paese continua a crescere tanto che i ricchi tengono in tasca ben il 30% della ricchezza nazionale.
    Il fatto saliente che emerge dai numeri, denota non solo una debolezza sociale ma anche una debolezza economica che continuamente cade verso il basso senza possibilità di aggrapparsi a qualche nuova normativa anzi, le normative prettamente economiche sono, spesso e volentieri, dannose al populismo e alla economia nazionale ma tanto favorevole alla burocrazia fiscale.
    L’evento che più crea danni all’economia pura è dovuto a chi emana normative economiche senza avere un pur che minima conoscenza tanto che , invece di aiutare il mondo economico, spesse volte si astiene in attesa di eventi prettamente politici ( leggasi Governo ). Alberto Dott. Vanzulli

  • Alberto dott. Vanzulli
    10 febbraio 2017 Reply

    I PROBLEMI DELLA NOSTRA “ BUONA “ SCUOLA
    Siamo nel 2017 e la nostra scuola non ha ancora sistemato il caotico reclutamento dei docenti delle scuole medie e superiori.
    Già nel lontano anni sessanta ( il sottoscritto frequentava le medie ) il sistema di reclutamento dei docenti ricalcava l’andamento odierno.
    La novità maggiore sta nel fatto che, a breve, verrà tralasciata sia la giungla delle abilitazioni che quella delle graduatorie.
    Dal 2020 le assunzioni scolastiche verranno solo tramite concorsi biennali regionali con la durata triennale. Per quanto riguarda la parte prettamente economica, si arriva al terzo anno con uno stipendio lordo annuale pari a 34.400 euro .
    Si tenga presente che, il percorso per il posto da docente, è il più lungo della media europea. La strada per diventare insegnante bisogna vincere il concorso e di conseguenza una laurea magistrale con almeno 24 crediti in discipline psicopedagogiche e didattiche oltre a una buona conoscenza della lingua inglese ( livello B2 ).
    La nuova normativa prevede un concorso bandito ogni due anni ( per il primo sono previsti 20.893 posti a fronte di una platea di 225 mila candidati ). I docenti della scuola paritaria potranno seguire la formazione, anche se bocciati al concorso, ma il costo del corso sarà a spese proprie.
    La nostra “ buona scuola “ non ha solo il problema dei concorsi ma, ha anche, nella fredda stagione, il problema del freddo. Ne comprova il fatto che, spesso e volentieri, gli alunni in classe si devono mettere il cappotto per difendersi dal pungente freddo , in alternativa, vi è il beneplacido del Preside, a rimanere a casa.
    Un esempio viene dalle scuole milanesi dove, è dall’inizio dell’anno scolastico, il funzionamento delle caldaie non funziona come dovrebbe, vedasi il liceo Parini, l’Istituto Molinari, le scuole di via Dini, quelle al Parco Nord ed altre ancora. Per la sistemazione delle caldaie di tutte le scuole della provincia di Milano ( sono 180 Istituti scolastici ) occorrerebbe un costo aggirante i 300 milioni di euro, costo che attualmente la provincia non è in grado di stanziarli e quindi, o si studia con il cappotto o si rimane a casa a studiare.
    Alberto Dott.Vanzulli

  • Alberto dott. Vanzulli
    17 febbraio 2017 Reply

    La salita del DEBITO PUBBLICO
    Il debito pubblico italiano sale ancora. Nel 2016 altri 45 miliardi di euro spesi in più dallo Stato italiano.
    Il ministro dell’Economia dello Stato Pier Carlo Padoan afferma che il fatto è dovuto alla “ stabilizzazione “ e sarà prossima La discesa del rapporto con il Pil ( bugia ) grazie all’inflazione e alle privatizzazioni. Ma i numeri non danno ragione al ministro Padoan infatti, la Bankitalia afferma che , lo scorso anno (2 si sono raggiunti i 2.217,70 miliardi di euro in aumento e nel 2017 è preventivato un aumento di 2.172,50 miliardi pari ad un Pil del 132,2%.
    Tutti questi dati non rispecchiano esattamente i calcoli fatti dall’Ue infatti, per i tedeschi, il nostro Pil nel 2017 sarà di 132,7% e per l’anno 2018 il Pil sarà di 132,1%, una riduzione resa possibile dalla ripresa delle privatizzazioni anche se l’economia, sempre pur debole, riuscirà ad avere un incremento del Pil dell’1%.
    La strada da percorrere per poter abbattere, per lo meno, per pochi numeri, è la spesa del debito pubblico, così ha affermato Renzi ma, su questa , Padoan non è per niente d’accordo e, come sempre, finirà che sarà il governo a decidere cosa fare.
    Quale sia la decisione finale, il governo dovrà comunque stare attento ad evitare misure che danneggiano la crescita la quale deve essere l’obiettivo fondamentale.
    In questo quadro con direttive unidirezionali l’unica notizia positiva è che gli interessi, per finanziare il debito pubblico, sono scesi consentendo un risparmio complessivo, in sei anni, che va verso i 67 miliardi di euro.
    Sperando che gli interessi del debito pubblico continuino a diminuire altrimenti, il nostro Paese sarà costretto a richiedere all’Ue un nuovo allargamento del debito pubblico che, per ore, solo la Grecia ci supera.
    Alberto Dott.Vanzulli

  • Alberto dott. Vanzulli
    23 febbraio 2017 Reply

    “ VOUCHER “ Il falso posto di lavoro
    Nella provincia di Varese, nel 2016, sono stati venduti quali “ buoni lavoro per prestazioni occasionali “ un ammontare di 2 milioni 547 mila voucher contro 1.994.949 del 2015. Risultato che colloca il varesotto al quarto posto in Lombardia dopo Milano, Bergamo e Brescia.
    Il settore più retribuito è risultato quello del commercio ( 320 mila ) seguito da quello dei servizi ( 278 mila ). Ultimo rimane quello dell’agricoltura con appena 6 mila.
    La preoccupazione maggiore per il sindacato è quella riguardante le “ attività non classificate “ dove sono stati emessi ben 1 milione e 300 mila ticket. La Cgil di Varese chiede conto di questa cifra per inquadrare meglio quali sono i settori maggiormente coinvolti nelle attività non classificate.
    La Lombardia è la prima regione italiana per utilizzi dei ticket. In un anno vi è stata una vera esplosione. Il sindacato dopo aver analizzato l’eccessivo numero dei voucher ha revisionato, per l’avvenire, l’abolizione di questi ticket che spesso e volentieri vengono utilizzati per nascondere il lavoro nero.
    Nei mesi scorsi c’era stata una polemica perché anche la Cgil nazionale aveva utilizzato dei voucher per saldare piccole prestazioni ai pensionati.
    In passato si era detto che la Jobs Act doveva portare più lavoratori soprattutto per i giovani: ma alla fine degli incentivi si è smesso di assumere. In poche parole, siamo davanti ad un fallimento.
    Sul piano nazionale, nella fascia 15-24 anni un giovane su tre è a casa e, l’avvenire, sarà ancora più triste causa di un governo che, invece di creare nuovi posti di lavoro, pensa solo a dibattere cause e cose inutili per la Nazione ma, soprattutto, inutili per un avvenire dei nostri giovani.
    Alberto Dott. Vanzulli

  • Alberto dott. Vanzulli
    28 febbraio 2017 Reply

    IL BUS SENZA FONDI
    Mentre la politica promette unità d0azienda, i pendolari minacciano proteste, treni e autobus lombardi rischiano nuovi tagli. Mancano in totale 23 milioni di euro, 11 nell’anno 2016 e 12 preventivati per l’anno in corso. Il governo dimostra di non avere alcun interesse per il trasporto pubblico locale.
    La situazione, oggi già critica, rischia di diventare disastrosa. La preoccupazione è soprattutto per il trasporto su gomma dove le agenzie e le provincie sono già alla canna del gas. Ora decideranno loro come affrontare questa ipotesi di nuovi tagli. Chi non può spostarsi in macchina come farà a raggiungere posti di lavoro o a raggiungere luoghi desiderati o obbligati ?
    Da una parte fioccano limiti e divieti alla circolazione dell’auto ( alto inquinamento atmosferico ), dall’altro si tagliano risorse per il trasporto pubblico. Non si può andare avanti con provvedimenti cosi schizzofrenici.
    Ancora più preoccupanti sono, ovviamente , gli utenti. Da anni il servizio bus è sotto la soglia minima dell’accettabilità. Ora si annunciano nuovi tagli.
    Per le nuove autostrade, i soldi ci sono sempre mentre, per treni ed autobus, si è ad ogni anno all’elemosina.
    La polemica è in gran parte politica anche se, la Regione Lombardia, stanzierà per l’anno 2017 ben 117 milioni di euro a favore di miglior servizi urbani sia per quanto riguarda i bus, sia per quanto riguardano le strade ferrate anche se, vi è una certa preferenza verso i treni rispetto ai bus.
    Alberto Dott. Vanzulli

  • Alberto dott. Vanzulli
    9 marzo 2017 Reply

    Il nostro Paese e la “ DISOCCUPAZIONE “
    Ancora troppi giovani senza lavoro.
    Il grido dall’arme arriva dai dati ISTAT che fotografano una situazione difficile per le nuove generazioni.
    Il tasso di disoccupazione complessivo si fissa al 12%, ai massimi da giugno 2015, mentre quello dei giovani tra i 15 e i 24 anni torna sopra quota 40%. Qui si annida la massima preoccupazione. Il fatto che a livello nazionale si sia sfondato il 40% di disoccupazione giovanile è un fatto molto grave.
    Una volta venuti meno gli sgravi fiscali del Jobs Act, le assunzioni sono calate e non solo, le assunzioni diminuiscono anche quando i giovani hanno il livello di istruzione più alto. Dobbiamo costruire oggi le condizioni perché ci siano possibilità di sviluppo occupazionali, senza costringere le nuove leve ad andare in altri Paesi europei e non.
    Un problema da non sottovalutare è quello dell’accesso dei ragazzi al primo lavoro, bisognerebbe accompagnarli potenziando il dialogo scuola – azienda, puntando sui contenuti formativi in quanto non bastano leggi ed iniziative istituzionali.
    I pochi giovani che entrano nel mondo del lavoro, lo trovano, per buona parte (76%) a tempo determinato con prestazioni sempre più precari. Gli accordi sul lavoro anche a livello territoriale servono ma muovono pochi numeri. Sta diventando una soglia psicologica questo benedetto 40%. E’ come se fosse una misura prestabilita con tanta desolazione in riguardo a quei giovani che, dopo aver superato la parte scolastica universitaria, si trovano da una mano una laurea e dall’altra la disoccupazione. Gli accordi sul lavoro, anche a livello territoriale, muovono solo piccoli numeri. Serve un patto per il lavoro con forti incentivi e soprattutto bisogna riformare le pensioni perché manca il ricambio generazionale: devono bastare 40 anni e sei mesi altrimenti avremo ancora i nonni che mantengono i nipoti.
    Alberto Dott. Vanzulli

  • Alberto dott. Vanzulli
    19 marzo 2017 Reply

    Il “PIL “ questo sconosciuto
    Tutti ne sentono parlare, pochi lo conoscono, nessuno sa come si calcola.
    Il PIL, questa sigla assurta a bussola dell’economia, finanza, politica, intorno alla quale si discute, si formulano strategie, si determinano le sorti di un Paese.
    I beni ed i servizi che entrano nel Pil sono solo quelli prodotti non quelli venduti ( ad esempio valgono le auto nuove di fabbrica, non quelle usate ).
    Tra la formulazione vi è come teoricamente e praticamente calcolato e questa funzione viene assegnata all’Istat delegata a tutte le rilevazioni statistiche nazionali.
    Per la produzione industriale o agricola, per il calcolo del Pil, si prende il fatturato di tutte le aziende, si sottopongono i costi di approvvigionamento delle materie prime ed il valore è pronto.
    Da un anno a questa parte, nel calcolo del Pil sono state inserite anche stime del fatturato prodotto da traffico di sostanze stupefacenti, prostituzione e contrabbando ( economia sommersa ), il dato diventa ancora più impalpabile e difficilmente quantificabile. Al momento del suo inserimento ufficiale nel Pil, il sommerso è stato stimato pari ad un valore di 187 miliardi( l’11% circa del valore ufficiale ), mentre droga, prostituzione e contrabbando verrebbero circa 15,5 miliardi di euro ). Il Pil comprende anche l’inquina dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgomberare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana, i terremoti e i danni delle valanghe.
    Una parte consistente del Pil è anche data dalla Pubblica Amministrazione sotto la voce “ stipendi pagati ai dipendenti pubblici”.
    Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro istruzione e della gioia nei loro momenti di svago. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.
    Alberto Dott.Vanzulli

  • Alberto dott. Vanzulli
    3 aprile 2017 Reply

    I DATI “ INPS “ E IL LAVORO
    Nel 2016, nel settore privato, i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato sono diminuiti del 37%, vale a dire di 763 mila rispetto all’anno 2015 ma, complessivamente, nell’ultimo biennio, la differenza fra tutte le assunzioni ( 5,8 milioni ) è positiva di quasi un milione : per la precisione 968 mila contratti dei quali 628 mila nel 2015 e 340 mila nel 2016.
    Nel biennio precedente ( 2013-2014) invece, si erano registrati sempre saldi negativi ( nel 2014 meno 34 mila unità e 101 mila nel 2013 ).
    L’analisi fatta arriva dall’Osservatorio Inps sul precariato che ricorda il ruolo molto importante giocato due anni fa dal Jobs act, quando il datore di lavoro poteva beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali per tre anni.
    Il problema dell’occupazione continua ad essere centrale, ma il miglioramento è strutturale e la direzione imboccata è quella giusta.
    Il vero problema per le assunzioni, sta nel fatto che con il Jobs act vi è un crollo delle assunzioni del – 37%. E’ qui dove ci ha portato il governo. Analizzando i dati Inps nel 2016 sono aumentati nettamente rispetto al 2015 i nuovi contratti a tempo determinato ( + 276 mila ); Quelli stabili sono invece scesi di 763 mila, ma la differenza con le cessazioni è stata positiva di 83 mila unità.
    Complessivamente, le assunzioni nel privato tra gennaio e dicembre 2016 sono diminuite ( – 7,4% ) arrivando a 5 milioni e 804 mila.
    Le assunzioni fatte in più nel 2015 con contratti a tempo indeterminato hanno aumentato l’occupazione stabile e dimostrano che con un taglio dei contributi si incentivano le imprese ad assumere.
    Nessun Paese europea fa pagare il 33% di contributi per le pensioni come l’Italia. La lezione di questo biennio ( 2015-2016 ) con la crescita del lavoro stabile fa capire quanto sia importante ridurre il costo del lavoro.
    Il fatto saliente è che, il nostro sistema produttivo continua a non generare lavoro sufficiente a ridurre la disoccupazione e a dare risposta ai giovani.
    Alberto dott. Vanzulli

  • Alberto dott. Vanzulli
    11 aprile 2017 Reply

    LE RAPINE SONO IN CALO
    Quello che preoccupa è il sommerso. Chi non denuncia di essere stato rapinato. A casa, in negozio, per strada. Gente che non preferisce presentarsi in commissariato, molte volte nemmeno chiama i numeri di soccorso. I dati I sull’andamento nazionale dei reati, resi noti in occasione del 165° anniversario della fondazione della polizia di Stato, confermano la tendenza: 12.567 le rapine denunciate nel 2016, 970 in meno rispetto al 2015, 7.140 delle quali sulla pubblica via, 2.107 in esercizi commerciali e altre 786 in abitazione. Solo 34 al giorno, su tutto il territorio nazionale, finiscono su un verbale.
    Le indagini hanno portato in 4.260 casi sull’individuazione dei colpevoli, con 4.715 arresti. Per gli altri, soprattutto le aggressioni per strada ( 1.997 persone in manette), le indagini sono in corso. In calo anche gli omicidi a scopo di rapina, da 11 a 6, fra i 147 delitti commessi in Italia, 116 dei quali sono stati scoperti con 191 arresti. La festa della “ Polizia “ ha comportato anche l’occasione per fare il punto sull’attività della Polizia che l’anno scorso ha ricevuto quasi 7 milioni di chiamate di soccorso, 13 al minuto: oltre un milione di interventi, con 3 milioni e 800 mila persone controllate – 160 mila in funzione antiterrorismo -, 6,5 milioni di veicoli ispezionati, 15.583 arresti e 72.755 denunce.
    Sequestrati 17 tonnellate di droga e beni per 155 milioni. Cento gli arresti in più rispetto al 2015 per mafia. Solo alcuni numeri di un’attività immensa, che sarà premiata con la medaglia d’oro al merito civile per l’impegno nelle zone terremotate.
    Un riconoscimento anche agli agenti Luca Scatà e Cristian Movio, coinvolti nel conflitto a fuoco nel quale a dicembre, alle porte di Milano, fu ucciso Anis Amri, autore della strage di Berlino.

  • Vanzulli Albereto
    19 aprile 2017 Reply

    I PREZZI CRESCONO IL DOPPIO DEGLI STIPENDI
    Un piccolo segnale da non trascurare. Da qualche mese a questa parte, con il riaccendersi dell’inflazione, i prezzi hanno cominciato a crescere più dei salari. E, dopo gli anni più difficili della crisi in cui il potere d’acquisto dei lavoratori è cresciuto, anche se non ha determinato un aumento dei consumi, adesso il valore reale del salario rischia di diminuire.
    A gennaio l’inflazione si è attestata sull’1% mentre le retribuzioni orarie contrattuali sono salite dello 0,5%. Per ritrovare una crescita dei prezzo superiore a quella dei salari bisogna tornare indietro a quattro anni fa, al marzo del 2013. Poi l’inflazione è letteralmente sparita e le retribuzioni hanno continuato ad aumentare ad un ritmo leggerissimo.
    Ora il divario rischia di allargarsi, con i salari quasi fermi e una improvvisa accelerazione dei prezzi, per febbraio le stime sono già uscite e indicano un’inflazione all’1,5%. Un dato che sembrerebbe indicare l’uscita dalla stagione della deflazione.
    Sull’altro fronte, quello dei salari, invece , si muove ancora poco. La dinamica attuale è pressoché piatta e resterà tale almeno finche non scatteranno gli aumenti del contratto dei metalmeccanici firmato a novembre.
    Per vedere una crescita più significativa delle retribuzioni occorrerà però attendere il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici fermo da anni. Le trattative partiranno a breve e i rinnovi dovrebbero avere effetto già sui salari di quest’anno,anche se gli aumenti saranno graduali.
    Il rischio di quest’anno sta nel fatto che, si chiuda con una riduzione dei redditi reali concreta, anche se, un po’ di inflazione non guasta mai in quanto, un divario troppo ampio coi salari, può essere un problema.
    Alberto dott.Vanzulli

  • Vanzulli Albereto
    8 maggio 2017 Reply

    UN MAGISTRATO PER LA “ PEDEMONTANA “
    IL 26 aprile Antonio Di Pietro ha lasciato ufficialmente la guida di Pedemontana. Lo aveva annunciato con largo anticipo, l’ex pm di Mani Pulite. Non sarebbe rimasto più di un anno alla guida della società autostradale senza percepire un compenso. Detto, fatto: la lettera di dimissioni è arrivata sul tavolo dei vertici regionali già da qualche giorno. Si è aperto, formalmente, dunque,l’iter per la ricerca dei nuovi manager. Il Direttore generale sarà scelto attraverso un bando pubblico, mentre per la residenza si pensa ad una figura simile a quella di cui lascia. Un ex magistrato, un profilo insieme di garanzia e di grande prestigio per una società il cui futuro è ancora incertissimo. Nonostante il fondo di garanzia messo a disposizione della Regione ( 450 milioni di euro ) , gli investimenti pubblici e privati per completare il tracciato ancora non ci sono.
    Di Pietro assicura comunque di lasciare una società più solida di quella trovata nel luglio del 2016. La Lega chiama intanto in causa il governo e precisamente il ministro Delrio e il ministro Calenda onde varare un fondo a garanzia delle banche che investiranno per tutelare le risorse per il completamento della seconda tratta della Pedemontana che collegherà gli aeroporti lombardi di Malpensa e Orio, il cui traffico è in continua crescita. Il governo dovrà varare un fondo di garanzia per i privati e le banche che investiranno nel completamento dell’autostrada Pedemontana: dopo aver salvato il carrozzone romano di Alitalia ora si perni anche alla Lombardia.

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