I nostri valori

LIBERI

FORTI

SOLIDALI

Il futuro che vogliamo, per l’Italia e l’Europa

Noi vogliamo che l’Italia torni a essere un paese prospero, sicuro e ricco di opportunità per chi ha talento e solidale con chi ha bisogno. Crediamo che l’Europa possa e debba continuare a essere un grande spazio civile di libertà e pace, come lo è stato negli ultimi 70 anni. Solo una maggiore integrazione politica, economica e di sicurezza del nostro Continente potrà permetterci di gestire e non subire le complessità, i rischi e le minacce del nostro tempo.

Il nostro Paese può tornare protagonista in Europa e nel mondo

Occorre una classe politica lungimirante e responsabile, capace di trasferire nelle istituzioni buon senso, competenze ed esperienze. Una classe politica che non tuteli privilegi e interessi particolari e che non abbia paura delle sfide e della competizione globale.

Non ci fidiamo né della vecchia politica, né della nuova anti-politica

La vecchia politica degli inciuci e dell’immobilismo è una causa dei problemi italiani, ma la nuova antipolitica demagogica e populista è una soluzione sbagliata. Serve ora una nuova politica pragmatica e concreta, fondata sulla cultura della libertà, del buon senso, della responsabilità e dell’innovazione.

Siamo e restiamo ottimisti

L’Italia è il paese della bellezza, della qualità e del talento. Siamo un Paese ricco di capacità e creatività, i cui cittadini sanno affermarsi e farsi valere ovunque nel mondo. C’è solo bisogno di unire le forze.

Noi vogliamo difendere il risparmio degli italiani

Noi vogliamo difenderlo da chi vorrebbe svenderlo attraverso irresponsabili svalutazioni monetarie, imposte patrimoniali, ricorso a sempre maggiore debito pubblico.

Noi vogliamo difendere la casa e la sicurezza degli italiani

Noi vogliamo difendere la casa e la sicurezza degli italiani, per tutelare il diritto delle nostre famiglie a una vita serena.

Noi vogliamo difendere la libertà di fare impresa e di creare lavoro

Noi vogliamo difendere la libertà di fare impresa e di creare lavoro, promuovendo politiche favorevoli a chi investe, a chi ha nuove idee di business, a chi rischia i propri soldi.

Noi vogliamo difendere il diritto dei cittadini a una giustizia giusta e rapida

Noi vogliamo difendere i più deboli

Noi vogliamo difendere i più deboli, perché un grande Paese inclusivo e solidale non lascia mai indietro nessuno e dedica il suo welfare ai bisogni reali dei cittadini.

Per queste ragioni, noi promuoviamo l’Italia di chi lavora, produce e cresce.

Commenti

  • Mario
    27 dicembre 2016 Reply

    Ho letto con grande interesse il vostro manifesto politico.
    Ho trovato in quelle righe molto dei concetti che credo ogni italiano vorrebbe sentirsi dire .
    Un’ Italia di nuovo protagonista, dove al centro dei pensieri di chi ci governa ci sono i cittadini, il lavoro, la casa ( tema di fondamentale importanza, che troppi dimenticano) , la giustizia , una nuova Europa , la libertà di fare impresa, il sostegno ai più deboli, la sicurezza.
    Una boccata di ossigeno per chi – come me- si è allontanato dalla politica un po’ schifato e molto, molto deluso, anche se sono ben consapevole che il mio non è il giusto atteggiamento: chi si mette volontariamente in un angolo e non prende posizione non ha poi il diritto di lamentarsi.
    Continuerò a seguirvi confidando nel vostro progetto, mandandovi anche qualche suggerimento, se lo vorrete accettare, ancora una volta speranzoso in una politica dalla parte del cittadino e non dei soliti noti .
    Buon lavoro

  • Luciano Atticciati
    30 dicembre 2016 Reply

    Ho letto il vostro programma e lo trovo interessante. L’economia nostra è fortemente malata non a causa delle istituzioni europee, dell’Euro o della politica del rigore imposto dalla Merkel, ma soprattutto da cause interne. La spesa pubblica è da decenni fuori controllo, lo stato rastrella risorse economiche dalle imprese e dai cittadini che vengono utilizzate per attività improduttive o peggio per favorire enti o istituzioni economiche fortemente politicizzate. Le famiglie riducono i loro consumi, le imprese non aprono nuove attività, i capitali cercano altre strade a causa di una pressione fiscale molto pesante e a causa di una burocrazia invadente. Spagna e Irlanda stavano peggio di noi con la crisi economica del 2008, ma hanno saputo riprendersi molto bene e superarci grazie al contenimento fisiologico della spesa pubblica e quindi riducendo la pressione fiscale.
    Donald Trump è stato considerato un personaggio avventato e pericoloso, però non si può dargli torto che le nostre economie sono state pesantemente danneggiate dalla delocalizzazione delle imprese verso i paesi con manodopera meno costosa e imposizione fiscale più leggera, contemporaneamente abbiamo subito l’invasione di prodotti a basso costo da paesi dove la retribuzione del lavoro è bassa e la normativa sulla sicurezza inesistente. Una diversa politica costituirebbe un beneficio non solo per il ceto medio, ma anche per coloro che un sistema economico poco produttivo ha spinto fuori dal mercato del lavoro.

    • Angelo Rosetti
      31 dicembre 2016 Reply

      Analisi sicuramente condivisibile, quella di Luciano Atticciati
      Quali siano i mali dell’Italia lo sappiamo tutti e da troppo tempo: pressione fiscale alle stelle, burocrazia inaccettabile, sistema bancario inefficiente, spesa pubblica incontrollabile, sindacati miopi e tanto altro, tutti fattori che insieme creano nei cittadini e nelle imprese paura per il presente e timore per il futuro
      E così gli imprenditori non investono, le famiglie non consumano, le aziende non producono e i disoccupati non diminuiscono.
      Detto questo, però, mi piacerebbe fare un passo avanti.
      Come possiamo provare a modificare questo stato di fatto, quali provvedimenti adottare per invertire questa tendenza?
      La tassazione è troppo alta, certo, ma diminuire le aliquote significa ridurre le entrate e senza una seria politica di riduzione della spesa l’aumento del deficit scatenerebbe le ire europee contro di noi.
      La spending review, d’altra parte, sembra una battaglia persa in partenza.
      I tanti commissari straordinari che si sono succeduti hanno avuto qualche risultato, vanificato però dal fatto che nonostante tutto le mani della pubblica amministrazione continuano ad essere bucate.
      Se poi aggiungiamo la considerazione che a fronte della possibilità di eliminare un enti inutili come il CNEL o le province o altrettanto inutili 215 senatori, gli italiani hanno detto di no, mi cadono davvero un po’ le braccia .
      Siamo destinati ad andare avanti così, galleggiando a fatica, fino a quando una tempesta ci farà definitivamente affondare ?

  • Luciano Atticciati
    18 gennaio 2017 Reply

    La spending review negli altri paesi ha funzionato bene, vedi Spagna e Irlanda che negli anni precedenti stavano peggio di noi. Quando una pensa che il Comune di Roma è proprietario di 25.000 immobili, inutile dire gestiti malissimo, e se non vado errato di 26-27 aziende municipalizzate che accumulano debiti e forniscono pessimi servizi (tipo Atac e Ama) si capisce che esiste una vasta categoria parassitaria che succhia il sangue al resto della popolazione.
    L’idea che la riduzione della spesa pubblica comporti una riduzione dei servizi erogati o un minore wellfare non convince, gli altri paesi occidentali erogano prestazioni di buon livello con una spesa pubblica minore.

  • angelo semeraro
    2 maggio 2017 Reply

    leggendo il programma trovo molte cose uguali a ciò che o letto nei siti di altri partiti.
    penso che siano le persone ,l interno di questi ultimi che faccia la differenza, con il proprio esempio, le capacita,e l umiltà necessaria che non guasta

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